Conto in banca, il rischio che le banche non ti dicono: “attenzione”

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    Avere un conto in banca rappresenta da molto tempo qualcosa di assolutamente “normale” e globalmente molto più semplice da gestire rispetto a non troppi anni fa. L’offerta è infatti sensibilmente aumentata sia da parte degli istituti di credito tradizionali, ossia quelli “storici”, oltre da un’importante fetta di banche molto più giovani e già nativamente orientate ad offrire costi estremamente vantaggiosi. Tuttavia ogni conto, pur essendo di fatto uno strumento di struttura relativamente semplice, manifesta alcune criticità e costi nascosti. Cosa può succedere?

    Conto in banca, il rischio che le banche non ti dicono: “attenzione”

    Bisogna ricordarsi che le banche hanno tutto l’interesse ad offrire i propri servizi presso la clientela ma che non si tratta di entità totalmente indipendenti: per operare, ogni struttura bancaria deve essere completamente “trasparente” per lo Stato italiano. Dopo la crisi finanziaria del 2007, l’idea comune, almeno nella percezione, è quella di una profonda sfiducia in merito ad eventuali fallimenti degli istituti bancari: molte persone infatti scelgono in maniera volontaria di non mantenere troppi soldi sul proprio conto a scopo cautelativo. Cosa succede se ad esempio una banca si avvia verso il fallimento? Se un istituto di credito non è in grado di “tenere fede” ai propri obblighi contrattuali, cioè di restituire ai correntisti il capitale depositato e gli interessi contrattualmente previsti si va incontro ad una tutela fino ad importi di 100.000 euro da parte del FITD, ossia il Fondo interbancario di tutela dei depositi. Banalmente, ciò significa che lo stato si impegna a rimborsare qualsiasi somma depositata fino a tale somma, in caso di fallimento o altra situazione “nefasta” dal punto di vista finanziario.

    Generalmente comunque non conviene mai tenere un’ammontare estremamente elevato sul proprio conto, sopratutto per il rischio concreto di assistere ad una perdita del potere d’acquisto: è consigliabile valutare l’idea di “spostare” la maggior parte dei fondi su qualche forma di buono fruttifero.

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