In pensione a 58, 62 o 63 anni per questi lavoratori: ecco come fare

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    Stai cercando di capire se ha i requisiti per andare in pensione? Come si sa, nel nostro paese le regole per andare in pensione cambiano molto spesso. Con l’avvento di quota 100, negli scorsi anni, alcuni parametri sono cambiati e ogni anno c’è bisogno di tornare a guardare ai requisiti dell’INPS per capire se è possibile andare in pensione.

    In questo articolo proveremo a fare un quadro generale della situazione allo stato attuale, nel 2022, rispetto a cosa bisogna avere per poter richiedere il pensionamento o l’anticipo dello stesso. Scopri qui come fare per andare in pensione.

    Pensione di anzianità 2022: ecco cosa serve

    Chi vuole andare in pensione sfruttando i requisiti di anzianità, per l’anno 2022 può ancora richiederla 67 anni di età e almeno 20 anni di contributi, sia come dipendente del settore pubblico che del settore privato. I provvedimenti decisi nello scorso autunno hanno infatti cristallizzato l’età massima fino a tutto il 2024, posticipando di un biennio l’incremento dell’età pensionabile basata sull’aspettativa di vita.

    Per il cumulo dei 20 anni di contributi si possono considerare diversi contributi versati, purché non in periodi coincidenti. I contributi versati possono essere quelli in tutte le gestioni INPS o nelle Casse professionali;
    quelli per lavoro in paesi dell’UE o in paesi extra UE legati all’Italia da una convenzione internazionale. Si possono riscattare gli anni della laurea, inserire nel cumulo i contributi figurativi per maternità, servizio militare o disoccupazione Naspi. Tutti questi contributi, posteriori al 31 dicembre 1995, devono raggiungere un valore di una volta e mezza superiore all’assegno sociale, fissato per l’anno 2022 alla cifra di 467,65 euro.

    Pensione anticipata 2022 e quota 102: ecco come fare

    Sul fronte della pensione anticipata ordinaria c’è una buona notizia: i requisiti per l’anno 2022 sono gli stessi dell’anno precedente, il 2021. Si tratta di requisiti contributivi importanti, parliamo di 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne, senza alcun requisito di età. C’è un ulteriore possibilità di anticipo di 10 mesi per chi ha iniziato a lavorare prima dei 19 anni e a versare contributi prima del 31 dicembre 1995. Per chi ottiene il pensionamento anticipato, resta la finestra di tre mesi (DL 4 del 2012) che porta al pagamento della prima pensione tre mesi dopo la maturazione dei requisiti.

    Quota 102 è invece la “neonata” del gruppo dei pensionamenti anticipati. Si è scelto di eliminare quota 100 e sostituire con questa nuova quota, caratterizzata da requisiti leggermente diversi. Quota 102 consente di andare in pensione a 64 anni con 38 anni di contributi. Resta possibile ancora chiedere quota 100 per chi ha maturato i precedenti requisiti (62 anni di età e 38 di contributi) entro il 31/12/2021. La pensione anticipata con una delle due “Quote” non prevede penalizzazioni, ma trattandosi entrambe di pensioni anticipate, l’assegno sarà comunque inferiore a quello di una pensione ordinaria di vecchiaia.

    Altre pensioni anticipate: Opzione donna e Ape Sociale

    Opzione donna, l’opzione per la pensione anticipata per le donne, considerata però molto penalizzante, è stata confermata anche per il 2022. Si tratta di un meccanismo di uscita rivolto alle dipendenti con 58 anni di età e 35 di contributi, e alle autonome con 59 anni. Questa pensione comporta però un taglio deciso dell’importo dell’assegno di pensione, tra il 25 e il 35 per cento rispetto a quella di anzianità. Prevede una finestra di ben 12 mesi per le dipendenti e di 18 mesi per le autonome, e coloro che sono nate nel 1962 o 1963 riceveranno l’assegno soltanto al compimento di 60 e 61 anni.

    L’Ape sociale invece può portare in pensione chi ha raggiunto 63 anni di età col minimo contributivo variabile. A questa opzione possono accedere lavoratori invalidi, disoccupati, persone che assistono coniugi o parenti di primo grado con handicap (legge 104) e lavoratori con mansioni gravose che abbiano cumulato almeno 36 anni di contributi. Questi ultimi sono aumentati: le categorie sono passate da 15 a 23 e sono inclusi lavoratori con tali mansioni svolte per almeno sei tra gli ultimi sette anni o sette degli ultimi dieci. Inoltre, i contributi richiesti scendono a 32 anni se si è operai edili o ceramisti, e a 30 anni se si è in possesso di un’invalidità almeno del 74% o si assiste un familiare con handicap di tali proporzioni.

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