Errori in busta paga: ecco come riconoscerli e cosa fare subito

Documento imprescindibile in qualsiasi contesto lavorativo dipendente, la busta paga è fonte di interesse da parte dei dipendenti, sopratutto perchè a cadenza mensile, evidenzia lo stipendio e tutte le informazioni legate alla mensilità dovuta. E’ uno strumento fondamentale anche per evidenziare tutti i valori contributivi, fiscali nonchè il calcolo delle varie indennità, quindi ferie, malattie, maternità e simili, ma trattandosi di un documento che viene sviluppato direttamente dal datore di lavoro che viene poi inoltrato presso gli enti dello stato, può essere soggetto ad errori, volontari o involontari. Come riconoscerli?

Errori in busta paga: ecco come riconoscerli e cosa fare subito

Come abbiamo già evidenziato nell’articolo su come leggere questo importante documento, la busta paga è strutturata in tre settori, quello in alto presenta i vari dati anagrafici del datore di lavoro e del lavoratore, oltre alle informazioni legate alla paga base, determinate dal proprio CCNL di appartenenza, mentre quella centrale evidenzia forse la parte più importante e “semplice” da capire, ossia il calcolo dei giorni e dell’indennità, mentre quella in fondo oltre ad evidenziare l’importo dello stipendio netto, è usata per evidenziare il calcolo contributivo e fiscale.

Gli errori più frequenti sono inerenti ad esempio alle ore pagate, se sono difformi da quelle effettivamente lavorate, oppure la busta paga non contiene le indennità (ferie, agevolazioni, giorni di malattia) previste dal proprio CCNL, o ancora mancata erogazione dei vari bonus e detrazioni.

Piuttosto frequente è il mancato calcolo dei cosiddetti scatti di anzianità, ossia gli importi che crescono con il passare del tempo da parte del dipendente, che trascorre in azienda.

La soluzione più logica è informare il datore di lavoro di questa criticità, che possono essere involontari, oppure anche volontariamente emessi dal datore di lavoro, arrecando quindi un danno al dipendente, che può fare richiesta al proprio “capo” attraverso una richiesta scritta al datore di lavoro.

Se le omissioni sono considerate volontarie  come parte omessa o infedele registrazione dei dati nel Libro Unico del Lavoro (lul), è opportuno rendere noto l’episodio al proprio sindacato di appartenenza, che può sviluppare multe salate.

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