Canone Rai: ecco tutte le novità del 2023, incredibile cosa cambia

Non necessariamente i “problemi veri” sono quelli che diventano anche nell’immaginario comune, tra i più famosi, ed un esempio è il Canone Rai, il nome comune che definisce la tassa televisiva in Italia, che pur non corrispondendo ad una formalità così proibitiva per la maggior parte degli italiani, è sotto molti punti di vista una forma di imposta tra le meno apprezzate, al punto che è divenuta da diversi anche una forma di “arma politica” a tutti gli effetti, ma che anche nel 2023 è stata riproposta.

Canone Rai: ecco tutte le novità del 2023

Il Canone Rai configura una terminologia non “corretta” in quanto non è un vero e proprio canone ma una forma di imposta obbligatoria concepita sul possesso di uno specifico apparecchio, ossia una televisione, compresa com forma di elettrodomestico capace di “decifrare” il segnale dell’antenna.

Canone Rai: storia

Il concetto di tassa applicata su prodotti radiovisivi risale addirittura alla legge 4 giugno 1938, n. 880 relativo alla Disciplina degli abbonamenti alle radioaudizioni (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 78 del 5 aprile 1938), che faceva rifrerimento in modo specifico a qualsiasi apparecchio, anche se la TV era stata di fatto inventata da pochissimo tempo ed anche la Radio stava iniziando a diffondersi nelle case degli italiani. In origine la tassa fu voluta per finanziare la propaganda del regime fascista, come la maggior parte dei provvedimenti di allora, e recita il seguente testo:

Chiunque detenga uno o più apparecchi atti od adattabili alla ricezione delle radioaudizioni è obbligato al pagamento del canone di abbonamento, giusta le norme di cui al presente decreto

La legge tuttavia non è mai stata abrogata anche in tempi recenti ma modificata secondo lo standard attuale.

Solo con il secondo dopoguerra tuttavia il Canone Rai è divenuto qualcosa di simile a quello che siamo abituati a concepire (e non gradire) al giorno d’oggi, ed in particolare dagli anni del Boom economico in avanti è divenuta una forma di abitudine ma anche una delle imposte più evase in assoluto.

Fa specie notare quanto l’importo della tassa televisiva di allora  fosse estremamente più “cospicua” e danarosa rispetto ad oggi in quanto ancora lontani dalla televisione con le pubblcità che oggi finanziano in larga parte i programmi televisivi e le reti, Rai compresa.

Fino agli anni 80 il Canone era addirittura diviso in due tipologie distinte, dall’importo annuo di 25 mila lire per le tv in bianco e nero mentre di poco meno di 50 mila lire per quelle a colori, anche se negli anni 90 questa forma è stata abbandonata.

In tutti questi anni tuttavia solo una piccola percentuale di italiani si è dimostrata solerte ed ha effettivamente  versato l’imposta annuale in modo preciso, ogni anno. Dal 2016 tuttavia il Governo Renzi ha radicalmente cambiato la formula  stessa del Canone Rai, fino a quel momento corrispondente al classico bollettino che fino all’anno precedente corrispondeva a 113 euro.

L’esecutivo in questione ha infatti provveduto a cambiare la formula del Canone Rai sia per renderla maggiormente “digeribile” ma anche per aumentare le entrate e gli importi effettivi. Infatti dal 2016 la tassa televisiva è stata accorpata alla fatturazione energetica (la bolletta della luce), ridotta a 90 euro annui, opportunamente dilazionati in 10 “rate” concepite su altrettanti mesi di bolletta.

Seppur molto controverso, questo sistema ha contribuito ad aumentare le entrate nelle casse dello stato, portando la percentuale di cittadini muniti di TV dal 3 % al 27 %, nonostante ciò Rai ha più volte manifestato l’urgenza di aumentare le entrate, anche perchè ogni singolo importo viene pesantemente tassato dallo stato, di circa 14 euro dei già citati 90 euro.

Per questo motivo infatti un’ipotesi legata all’abrogazione di questa tassa è irrealistica e non attuabile, perlomeno in tempi brevi, in quanto contribuisce ad accrescere ogni anno le casse dello stato per oltre 1 miliardo di euro.

Per quanto riguarda il 2023, non ci sono sostanzialmente novità, in quanto al netto dei proclami di alcuni esponenti della maggioranza, come l’attuale Ministro dei Trasporti Matteo Salvini, che ha manifestato la volontà di abrogare il Canone Rai, la formula non è stata in alcun modo modificata rispetto a quanto descritto, anche in controtendenza rispetto alla maggior parte d’Europa, in quanto le nazioni che fanno ricorso alla tassazione sul possesso della TV hanno ideato altre forme che non fanno ricorso alla bolletta della luce. L’Unione Europea ha criticato questa formula rateizzata ritenuta “non equa” che però è stata confermata almeno per tutto il 2023 dall’esecutivo attuale.

Insomma, si tratta di una tematica che, numeri alla mano, non incide particolarmente nella maggior parte degli italiani ma che spesso, ancora oggi, viene considerata iniqua ed ingiusta in quanto la TV ancora oggi non viene effettivamente considerata come un bene “da pagare” , anche in virtù di costi sempre più elevati nell’ambito dell’intrattenimento.

Ancora oggi comunque non vengono calcolati i programmi TV usufruiti senza l’uso di antenna TV, quindi non sono tenuti a pagare il Canone chi fa ricorso allo streaming dei canali televisivi.

Cosa succede se non si paga

Permangono le possibilità di non pagare in modo “legale” il Canone Rai, presentando una richiesta ufficiale direttamente all’Agenzia delle Entrate, attraverso il portale stesso oppure con la domanda telematica effettuabile tramite un qualsiasi Caf/Patronato, oppure inviando il modulo corrispondente alla categoria che rientra nell’esenzione, attraverso la Posta Raccomandata (all’indirizzo “Agenzia delle Entrate – Ufficio Torino 1 Sat – Sportello abbonamenti tv – Casella Postale 22, 10121 – Torino” oppure tramite PEC all’indirizzo cp22.sat@postacertificata.rai.it (in questo caso è necessario allegare una copia di un documento di identità valido).

Le categorie che possono fare richiesta dell’esenzione del Canone Rai sono le seguenti:

  • gli agenti diplomatici (articolo 34 della Convenzione di Vienna del 18 aprile 1961)
  • i funzionari o gli impiegati consolari (articolo 49 della Convenzione di Vienna del 24 aprile 1963)
  • i funzionari di organizzazioni internazionali, esenti in base allo specifico accordo di sede applicabile
  • i militari di cittadinanza non italiana o il personale civile non residente in Italia di cittadinanza non italiana appartenenti alle forze NATO di stanza in Italia
  • chi non dispone di un apparecchio televisivo.

L’intero compendio di moduli per fare richiesta dell’esenzione di Canone Rai sono riscontrabili e scaricabili presso il seguente indirizzo: MODULI ESENZIONE CANONE RAI.

In definitiva, nessuna grossa novità in vista del 2023 al netto delle già citate “proteste” da parte non solo degli italiani ma anche di diverse associazioni consumatori, che a più riprese hanno “consigliato” un’abrogazione aumentando nel contempo le richieste delle entrate dalle pubblicità, ipotesi che nel breve non sembra percorribile.

Trattandosi inoltre di una imposta, sarebbe anche difficile disfarsi di questa tassa per lo Stato, che essendo tale in tutto e per tutto, se non pagata, genera un reato paragonabile a qualsiasi altra forma di evasione.

Lo Stato infatti prevede una sanzione amministrativa per gli utenti che per diverso tempo non hanno pagato l’importo corrispondente, sanzione amministrativa di importo variabile da 2 a 6 volte quello annuo, quindi da 180 fino a 540 euro, alla quale va aggiunto il corrispettivo non saldato. In casi prolungati di mancato pagamento non viene sospesa o modificata la normale erogazione di corrente elettrica ma viene aperto un fascicolo dell’Agenzia delle Entrate che può portare effetti paragonabili a quelli di una qualsiasi altra imposta non pagata, e l’utente “evasore” può essere iscritto a ruolo e la competenza passerà ad Agenzia Entrate Riscossione (l’ex Equitalia) per il recupero coattivo delle somme. Si tratta di un’ipotesi non così frequente dato l’elevato numero di persone che ancora oggi “evade” la tassa televisiva, ma che comunque viene regolamentata.

Viene punita anche la dichiarazione fraudolenta dell’esenzione motivata dalla mancata presenza di un televisore, che diventa addirittura di tipo penale, e può portare fino a 2 anni di reclusione.

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