Questi libretti postali valgono un sacco di soldi: ecco quali cercare

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    libretto postale

    Il progresso inevitabilmente “tocca” ogni settore dove la tecnologia e le abitudini sono portate al cambiamento, anche quello finanziario e quindi legato al denaro: il concetto stesso di soldi è in sostanziale cambiamento come abbiamo già trattato, ma non sempre “sopravvive” la tecnologia più avanzata, ma quella più utile ed adatta a svolgere una determinata operazione. I libretti postali ne sono un esempio quantomeno fulgido, in quanto molto utilizzati sopratutto a partire dalla seconda metà del 20° secolo e che continuano a resistere quanto a diffusione ed utilizzo.

    Questi libretti postali valgono un sacco di soldi: ecco quali cercare

    Dal punto di vista tecnico il libretto postale non è molto diverso da un qualsiasi strumento analogo, come un buono fruttifero o un libretto bancario: condivide con questi la capacità di immagazzinare denaro sia attraverso versamenti da effettuare attraverso gli uffici postali ma anche con i bonifici, essendo dotati di IBAN. Questa caratteristica li rende spesso utilizzati per ricevere la pensione o lo stipendio.

    Rispetto ad un conto i costi sono decisamente vantaggiosi anche se il numero di operazioni possibili oltre a quelle appena citate è ridotto. Di contro aprire, chiudere e gestire un libretto non costa niente, se non il corrispettivo legato all’imposta di bollo, tassa che diventa obbligatoria da pagare una volta all’anno per ogni forma di giacenza media superiore a 5000 euro.

    Per il resto, il libretto postale non presenta condizioni: esiste principalmente in due versioni, quello ordinario e quello smart, che può essere gestito attraverso l’app BancoPosta. I libretti postali costituiscono una possibile fonte di denaro inaspettato: ogni anno Poste Italiane dismette un numero importante di questi libretti oramai dimenticati in quanto “dormienti”, status che si attiva a fronte di un utilizzo prolungato pari a 10 anni. Tutti i libretti postali dormienti sono stati chiusi lo scorso 21 giugno, ma i titolari possono comunque chiedere di ottenere nuovamente gli importi un tempo legati, oramai spostati su un fondo CONSAP. Attraverso una richiesta scritta, è infatti possibile rientrare in possesso dei propri fondi. E’ possibile consultare la lista dei libretti dormienti attraverso questo indirizzo.

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