Questo gettone telefonico del 1935 vale una fortuna: FOTO

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    gettone telefonico

    Il 20° secolo ha portato un’infinità di cambiamenti strutturali tecnologici, culturali, e sociali di cui è difficile tenere il conto, ed è proprio dal punto di vista tecnologico, sopratutto nel ramo delle comunicazioni. Può sembrare strano immaginare che solo un secolo fa un apparecchio oramai parte della cultura moderna era ancora poco diffuso: la maggior parte dei telefoni adibiti ad un utilizzo civile era prevalentemente concepito nel telefono pubblico che funzionava attraverso il gettone telefonico, strumento essenziale per effettuare le telefonate al di fuori dei contesti casa/ufficio.

    Nel nostro paese il gettone telefonico è “nato” ufficialmente nel 1927, presentato presso la Fiera Campionaria di Milano: questi primissimi esemplari, destinati allo scopo dimostrativo all’interno della fiera erano realizzati in una lega rame-nichel e zinco. Le prime aziende telefoniche italiane erano sviluppate in base alla dislocazione territoriale e uno delle più importanti è stata la TETI (Telefonica Tirrena), che operava presso le regioni di  Liguria, Toscana, Lazio, Sardegna e nel circondario di Orvieto in Umbria, prima di essere inglobata nella Sip nel 1964.

    Questo gettone telefonico del 1935 vale una fortuna: FOTO

    Fu la TETI tra le altre cose a mettere a punto la prima versione di gettone “unificato” ossia adoperabile per le telefonate in tutta la penisola: il modello del 1945 con le celebri scanalature è stato poi ripreso nel modello che dal 1959 al 1980 è stato sviluppato in tutta la penisola. Almeno fino agli anni 90 i gettoni sono stati largamente utilizzati prima di essere sostituiti dalle tessere telefoniche prima e dai cellulari poi.

    Dieci anni prima TETI aveva sviluppato una limitata tiratura di gettoni in zinco, oggi particolarmente rari, di colore grigio e con una zigrinatura su uno dei lati. Oggi è classificato rarità 4, quindi risulta essere molto difficile da trovare, sopratutto un eccellenti condizioni. Un esemplare in discreto stato infatti vale comunque più di 20 euro ma se è in perfette condizioni di conservazione il valore può superare anche i 250 euro.

    gettone 1935