Canone Rai, rischio aumento fino a €300. “E’ vergognoso”

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    Indifferentemente dalle modifiche che vengono decise a cadenza regolare, il Canone Rai continua ad essere tra gli obblighi di pagamento meno apprezzati e  “digeriti” in assoluto, per vari motivi. Per molti cittadini infatti non risulta “giusto” pagare una sorta di abbonamento, calcolato sul semplice possesso di apparecchi televisivi.

    La prima forma di tassa televisiva risale addirittura a prima della guerra mondiale, quando fu messa a punto una prima regolamentazione dello stato per qualsiasi apparecchio televisivo. Solo con il “boom” della diffusione delle tv  è arrivata una regolamentazione più precisa, e quello che oggi chiamiamo Canone Rai è stato rappresentato dal caratteristico bollettino da pagare presso gli uffici postali. Solo a partire dal 2016, sotto il governo Renzi, è stato deciso di accorpare l’importo (opportunamente rateizzato in 10 tranche) alla bolletta della luce: prima del 2016 infatti solo una piccola percentuale di popolazione lo pagava regolarmente (le stime parlano del 3 %), a fronte dei circa 27 % della popolazione odierna.

    Canone Rai, rischio aumento fino a €300. “E’ vergognoso”

    A partire dal 2023, su “indicazioni” della Commissione Europea, che non contempla un accorpamento di questo tipo, il Canone Rai ritornerà ad essere separato e “godere di vita propria”. Non è ancora chiaro se questo porterà un effettivo aumento nell’importo oppure subirà altre modifiche: i rumors rapidamente hanno iniziato a circolare in rete, tra chi ha paventato la possibilità di “scalarlo” attraverso il modulo 730, a chi ha pronosticato nuove tipologie di esenzioni (già ora alcune categorie di persone possono fare richiesta di esenzione attraverso una specifica richiesta), al più classico timore di nuovi aumenti. Un’ipotesi paventata dal gruppo consumatori Aduc infatti ha addirittura parlato di un importo annuo relativo alla tassa televisiva di 300 euro, nello specifico per coloro che possiedono uno o più immobili.

    Non si hanno conferme, e allo stato di cose attuale è improbabile un aumento così elevato (si tratta infatti di più del triplo del canone attuale), anche se non è da escludere un aumento, seppur meno “importante”: lo stato infatti non può rinunciare a questa forma di entrate, che costituiscono tra l’altro la principale fonte di finanziamento relativo al servizio pubblico nazionale.

    Nei prossimi mesi saranno indubbiamente rese note novità in merito.

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